. Nazi Lauck NSDAP-AO Italiana Bollettino 117 . . .

Nazi Lauck NSDAP/AO

Bollettino Novità NS

della NSDAP/AO - Internet-Edizione italiana

Numero Primavera 117/17 2004 (115)

NSDAP/AO, P.O. Box 6414, Lincoln, NE 68506 USA. www.nazi-lauck-nsdapao.com

Il corriere Adolf Hitler: 1914-1918

Durante la prima guerra mondiale, Adolf Hitler fu ripetutamente decorato per il suo coraggio.

Prima di continuare con il resoconto della mia esperienza in guerra, vorrei dare la giusta dimensione alle odierne chiacchiere dei nemici di Hitler, con un breve contrasto tra verità e menzogna, per amore della giustizia. Ultimamente sono state messe in circolazione parecchie voci incredibili, vere e proprie diffamazioni di ogni genere contro il soldato in semplice uniforme. Una sensazione di disgusto mi pervade quando leggo su un giornale di un Hitler umiliato, ridicolizzato o diffamato. Tutti costoro hanno ingannato se stessi come non mai circa quest’uomo. Chiunque conosce davvero Hitler, come me, ne ha una ben diversa opinione. A pochi è stata concessa la fortuna di stargli così vicino come io ho avuto il privilegio di fare. Per tre interi anni, giorno dopo giorno e notte dopo notte, entrambi abbiamo vissuto insieme nel più stretto cameratismo, condividendo le stesse sofferenze e le stesse gioie. Lui, che prestò servizio per quattro lunghi anni nel Reggimento Bavarese, appartiene, nel più autentico significato del termine, alla categoria del "milite ignoto".

Alcuni dicono che "Hitler agiva soltanto nelle retrovie". Chiunque dice o scrive ciò, non ha mai conosciuto e partecipato alla guerra oppure è un consapevole bugiardo che vuole offuscare l’onore di un grande uomo. Gli "stalloni delle retrovie" si muovevano dietro il fronte, molto distanti dal fuoco, nelle città-bordello di Lille e Gent. La stragrande maggioranza di questi guerrieri di cartapesta era costituita incontestabilmente dai figli di Israele. Purtroppo, tra di loro vi erano anche molti nobili che probabilmente erano già completamente imbastarditi. Questo genere di tedeschi aveva in tasca un certificato di non idoneità al servizio già prima di lasciare la propria casa, ma siccome anche costoro desideravano fornire un "leale servizio" alla nazione, lo fecero in tal modo.

Mentre noi al fronte attendavamo la morte ad ogni ora, mentre noi riassemblavamo una pagnottina finita in mezzo al fango, questa accozzaglia di pseudo-guerrieri era tra le braccia delle donne francesi. Nell’usare le loro bocche erano dei grandi eroi e come tali avevano certamente tutto il diritto di essere ricoperti di decorazioni. Ma il detto dei nostri soldati in prima linea resta eternamente valido: "Al fronte piovono i proiettili, nelle retrovie cade una doccia di decorazioni". Proprio questi scansafatiche sono oggi nuovamente entusiasti di gettare fango sull’onore dei veri combattenti. Con le pance piene, ora siedono come piccoli o grandi burocrati negli uffici di qualche ebreo direttore di giornale, iniettando il loro veleno nelle larghe masse attraverso la stampa e denigrando chiunque ancora dà valore all’onore e alla truppa. Loro odiano l’eroismo forte e inflessibile, poiché possono farsi strada solo con un popolo debole ed eroticamente narcotizzato. La virtù spartana fa loro orrore.

Purtroppo, ci sono ancora molti fantocci che ingoiano simili enormi bugie, al pari di un cane affamato che divora la carne che gli si butta vicino. Queste persone non hanno mai imparato a pensare con la propria testa. D’altro canto, vi sono coloro che temono profondamente la verità e la giustizia che Hitler ha sempre rappresentato. Essi temono che Hitler sia onesto a sufficienza da dare alla nazione ciò che gli spetta, donde questo mare di menzogne sull’uomo dell’onestà. Il mio camerata del fronte, Hitler, gode oggi dell’attenzione di tutta la Germania. Non appena dalla sua bocca esce una parola, questa viene ripetuta mille volte, soppesata, approvata o criticata. Essa vola alla velocità della luce negli uffici telegrafici, attraverso gli incalcolabili metri di filo, e le rotative la rendono pubblica grazie a milioni di copie di quotidiani. E mi chiedo: esiste al mondo un altro uomo simile, capace di creare un tale miracolo di organizzazione, una concentrazione di popolo con una sola volontà comune e che conosce un solo nome: Adolf Hitler? Come è possibile questo in una Germania con il più alto livello di cultura e la più alta civilizzazione? In cui ad ogni cittadino vengono trasmessi valori di libertà di pensiero e di azione? Tanto per cominciare, si può dire che la volontà sconfinata è divenuta azione concreta, ossia la volontà di liberare il popolo tedesco dalla morsa del piano giudaico di conquista del mondo. Questo abbinato al genio di Hitler. Accanto a ciò, la bancarotta degli attuali governanti, l’evidente incapacità dei politici a governare nella realtà odierna. Se un popolo viene bistrattato, calpestato, spremuto come un limone con una tassazione volta a soddisfare l’insaziabile appetito del moloc e a placare il capitalismo, allora la fine degli adulatori di questi idoli d’oro distruttori di vita deve essere inesorabilmente prossima, come la storia ci insegna. Le forze primordiali agitano il popolo e il sano comun sentire si abbatte contro le tattiche di governo più o meno consapevoli della classe dirigente. Tutti questi fattori erano in corso quando, in un lasso di tempo relativamente ristretto, mezza nazione ripose la propria fiducia in Adolf Hitler. Costoro non si affidarono a lui per ragioni di convenienza economica – dacché Hitler non fece mai promesse del genere – no, lo fecero affinché il valore intrinseco e l’esistenza della nazione non venissero compromessi per sempre. Questo è il motivo per cui il popolo lo elesse come proprio salvatore. L’attuale Germania, esattamente come i nostri vicini, non riconosce la cruciale formazione dell’odierno reich mutilato come fondamento della sua futura grandezza. L’idea del nazionalsocialismo creata dal führer un giorno s’irradierà dal cuore europeo verso l’intero occidente. I nostri figli e le generazioni future celebreranno in Hitler l’eroe nazionale, il suo genio entrerà nel Valhalla e diverrà immortale.

E ora rispondo alla domanda del lettore: Hitler aveva già allora questa concezione del mondo che ora rappresenta? La risposta non può essere che affermativa. In ogni gesto, piccolo o grande, egli mise se stesso per ultimo. Non ho mai sentito un lamento o una protesta uscire dalla bocca di Hitler circa la cosiddetta "truffa". Allora non capii e quindi interpretai il suo atteggiamento in termini di un implacabile entusiasmo nel compiere il proprio dovere. Non potevamo capirlo e così a volte ci sembrava di avere di fronte una pecora nera che non si associava a noi nel maledire lo "schifoso inganno" e i "grandi colpi bassi". Persino nei giorni della disgrazia tedesca, egli portava dentro di sé una nuova concezione del mondo, l’idea nazionalsocialista, per la quale era pronto a sacrificare il proprio sangue e la propria vita. Un patriottismo puro, unito alla serena speranza nel cuore che egli stesso un giorno potesse essere il generatore della rinascita del popolo, gli fecero sentire il difficile compito sul campo meno gravoso. Non posso non ricordare quello che spesso ci diceva: "In futuro sentirete parlare molto di me". Ovviamente noi ridevamo di tale profezia, considerandolo un mezzo pazzo, e lui di solito scuoteva il capo di fronte alla nostra stupidità, lanciando verso di noi degli sguardi molto seri.

Sono fermamente convinto che se anche noi tedeschi avessimo vinto la guerra e l’imperatore fosse divenuto più forte che mai, Hitler avrebbe comunque fondato il suo partito. Lo avrebbe fatto nella consapevolezza che anche il trono apparentemente più saldo vacilla in uno stato in cui i maggiori leaders comprendono massoni e stranieri. Il pericolo esisteva per molti governanti tedeschi. Lo stretto intreccio tra le politiche del massone Bethmann-Hollweg e quelle di Walter Rathenau non erano certo ignote a Hitler. Lui solo, tra di noi, si era reso conto del fatto che la guerra era stata istigata da forze giudaiche e massoniche. Purtroppo, molti nostri elementi di "sangue blu" avevano aderito a questi circoli di agitatori, con ciò danneggiando grandemente il loro rapporto con il popolo.

Durante le elezioni presidenziali sentii spesso diffamare lo "straniero" Hitler. Fanno davvero pena coloro che accettano anche una minima parte di tale insensatezza. Cianciare in merito a questo pettegolezzo è indice di faziosità o di infinita stupidità. Nei miei rapporti con Hitler non ho mai sentito uscire dalla sua bocca una sola parola in una lingua straniera. Egli parlava come noi nel dialetto dell’alta Baviera. Le ruvide espressioni del nostro dialetto usate da qualsiasi moschettiere bavarese lo erano anche da Hitler. Il suo luogo di nascita è prossimo a Simbach, raggiungibile in un batter d’occhio grazie ad un ponte che attraversa il fiume Inn, il quale fa da confine tra Germania e Austria. Circa 120 anni fa, la sponda austriaca dell’Inn apparteneva ancora alla Bavaria, prima di essere ceduta allo stato asburgico che diede in cambio altri territori. L’attuale Austria, un’antica terra tedesca occupata dai bavaresi sin dal VII secolo d.C., viene ora considerata uno stato straniero solo perché vi è nato l’odiatissimo Hitler. Nessuna persona di una qualche decenza può oggi accettare simile spazzatura. Piuttosto il contrario: se tutti i "tedeschi" lo fossero tanto quanto Hitler lo è, allora la nostra gloriosa Germania non sarebbe oggi così prostrata. I più grossi denigratori e agitatori contro l’irreprensibile uomo sono soprattutto coloro che hanno la minore padronanza della lingua tedesca, e dovrebbero perciò starsene modestamente nelle retrovie. Costoro farebbero meglio a ripopolare la loro terra d’origine, ai piedi del Libano.

* * * * *

Un caldo estivo avvolgeva Fromelles, giugno fioriva di rose rosse. Timidi usignoli si esibivano ogni sera nel parco del castello con le loro canzoni d’amore, meravigliosi come in una fiaba. Questi graditi ospiti non intendevano abbandonare i loro nidi nonostante i frequenti bombardamenti sulla nostra base. Di notte, dal mare giungeva una fresca brezza.

I mesi successivi furono pieni di rovinosi fuochi di artiglieria. I mortai alati infuriavano in modo terribile; nessun rifugio poteva essere sufficiente per resistere a questi mostri. Nel cielo, gli uccelli armati dei nemici producevano un frastuono sempre più grande. Con audacia, essi sorvolavano le nostre trincee, bombardandole con precisi fuochi di mitragliatrice. Le nostre misure di difesa inizialmente non poterono nulla contro questo nuovo tipo di armamento. Ma ancor peggiore era la battaglia di annientamento sotterranea. Le truppe si trovavano spesso in uno stato di esaurimento nervoso. Estenuanti macchinari perforavano il terreno, scavando trincee e tunnel diretti verso le nostre linee difensive. La tremenda sensazione di stare su un terreno minato assillava le truppe, con il terrore che ad ogni momento centinaia di uomini potessero essere scaraventati in aria per poi ricadere all’interno di una voragine. Anche l’idea di morire soffocati in una sorta di fossa comune era snervante, e questa condizione di morte imminente abbatteva anche il più forte degli uomini.

Il 30 maggio del 1915 fui assegnato all’ufficio messaggi del reggimento. Riuscii a malapena ad abituarmi all’idea di essere un corriere di battaglione. Obbedientemente, presentai il mio ordine di trasferimento al comandante, il tenente colonnello Friedrich Petz. Egli mi indirizzò al rifugio del battaglione corrieri. Dopo esservi giunto, dovetti deporre il mio fucile; lo avevo sempre tenuto con me sin dalla partenza a Monaco. In quanti casi il mio "ferro da sparo" mi salvò la vita durante pericolose pattuglie! Il nuovo equipaggiamento consisteva in una pistola dell’esercito, una valigietta per i documenti e una luce intermittente. Gli ordini venivano sempre messi in una busta ben sigillata. L’importanza dell’ordine era rappresentata da segni a forma di croce sulla busta: se vi era una sola croce, uno sapeva che non c’era fretta. Due croci volevano dire che c’era urgenza e tre croci significavano estrema urgenza. Il gruppo di corrieri era di solito formato da dieci uomini. Sei di essi erano sempre in servizio nelle trincee, mentre gli altri dovevano essere pronti all’azione. Di regola, l’ordine veniva portato al fronte da due corrieri. Ciò rispondeva ad una precisa misura di sicurezza, in quanto se si verificava un’imprevisto, quale il ferimento o la morte di un corriere, l’altro poteva far giungere a destinazione l’importante documento.

Il mio arrivo mise di buon umore gli altri corrieri, giacché vi era un neofita cui fare dispetti. L’ufficiale del reggimento era il tenente Eichelsdörfer, mentre Hugo Gutmann, tenente di milizia – un ufficiale con affettazione ebrea – spesso fungeva come suo sostituto. Quest’ultimo, uno pseudo-ufficiale tutto tremante di paura e non molto apprezzato dai corrieri, più tardi sarebbe diventato il mio freddo superiore.

Ad un tratto tutti si mostrarono divertiti, poiché Hitler entrò nel rifugio. Tornava da una missione di consegna ed era stanco. Lo vidi per la prima volta nella mia vita. Eravamo uno di fronte all’altro, guardandoci negli occhi. Un cordiale saluto, poi il suo sguardo acuto mi analizzò da cima a fondo. Mi chiese da dove venissi e se sarei rimasto in maniera permanente nel gruppo. Hitler era ormai ridotto a pelle e ossa, uno scheletro ambulante, il viso era pallido e sciupato. Nelle profonde orbite erano incastonati due occhi profondi e penetranti. Non potei non notarli subito. I suoi baffi erano forti e non ben curati. La fronte e l’espressione facciale facevano trasparire un’intelligenza elevata. Mi sembra di vederlo ancora di fronte a me, mentre si slaccia la cintura, durante la nostra conversazione. Adolf Hitler, assieme a Mund Max, diventò il mio inseparabile camerata.

La notte seguente consegnai, assieme a Schmied, il mio primo ordine al quartier generale del battaglione genio militare. Il tragitto non offriva molte coperture contro il fuoco d’artiglieria, e persino le scariche di mitragliatrice rappresentavano una minaccia. Le posizioni dei compagni erano situate molto in là, all’interno di una conca. Fromelles era dominata da un crinale collinare. Dopo essere giunti a destinazione, consegnammo l’ordine al sottoufficiale Hoffmann. Una volta ricevuta la risposta, iniziammo il viaggio di ritorno. Al mio rientro, scoprii che i miei camerati avevano preparato qualcosa per il mio stomaco affamato. Il mio debutto come corriere venne debitamente festeggiato con tè, pane e salsicce. Adolf Hitler era seduto in un angolo, immerso nella lettura di un giornale, sorseggiando del tè. Ogni tanto interveniva nella nostra piacevole conversazione ma, di solito, senza che noi capissimo che cosa intendesse dire. Così fu il mio primo giorno a Fromelles, al fronte. C’era della paglia nella fila di pseudo-letti in legno; il sonno ci vinse e ci prese delicatamente fra le sue braccia.

In pochi giorni ebbi modo di conoscere meglio tutti gli altri colleghi. I loro nomi erano Schmied, un simpatico francone, Weiss Jakl, figlio di un locandiere di Hallertau, Mund Max, originario di Monaco e poi Sperl, Tiefenbeck, Landshammer, Inkoser e Bachmann. I locali di riposo erano ospitati in una vecchia casa bassa, in cui viveva un’anziana signora francese, soprannominata "Maria nera". Non volle mai abbandonare la sua dimora, nemmeno durante i combattimenti. Un robusto corriere, Vitus Gasteiger, mio compaesano di Au bei Aibling, visitò spesso il nostro "covo di briganti". Vitus Gasteiger non fece più ritorno a casa. Sacrificò il bene più grande, la vita, per la terra dei suoi padri.

Questo articolo è stato estratto dal nuovo volume #584 IL CORRIERE ADOLF HITLER: 1914-1918, scritto da un intimo camerata del führer che operò nella sua stessa unità di corrieri per tre anni. Il libro è disponibile al prezzo di $10.00.

Ringraziamo i camerati che hanno donato la versione originale e l’hanno poi tradotta in inglese! – Se anche TU vuoi fare delle traduzioni sei pregato di inviarle a: NSDAP/AO, PO Box 6414, Lincoln NE 68506 USA

L’isteria giudaica sconfigge l’autocontrollo degli ebrei

di Gerhard Lauck

Gli ebrei sono un avversario formidabile. Nonostante il loro numero sia relativamente esiguo – circa trenta milioni nel mondo – sono legittimamente da considerarsi una "potenza mondiale", grazie al loro dominio sull’economia, sui media e sul governo degli USA. Sono scaltri, spietati e maligni. Sarebbe un errore sottovalutarli.

Tuttavia, è PARIMENTI un errore SOPRAVVALUTARLI. Non sono onnipotenti, onniscenti, perfetti o invincibili. Di volta in volta, nel corso della storia, al culmine del potere giudaico ha fatto presto seguito la sua detronizzazione, talvolta abbinata all’esilio o a pogrom (es. controllo della peste).

In poche parole, il potere dà loro alla testa. Diventano presuntuosi all’eccesso. La loro tirannia, inizialmente nascosta e subdola, diviene troppo evidente, troppo ovvia, semplicemente detestabile a troppe vittime prima ignare.

Da questo punto di vista, un fatto verificatosi all’interno del mondo giudaico è piuttosto interessante e, sì, persino incoraggiante.

Lo scorso novembre, presso l’Harvard Club di New York, il milionario e filantropo George Soros, un ebreo "ungaro-americano", è intervenuto ad una conferenza del "Jewish Funders Network" (JFN, letteralmente "rete di investitori ebrei"). Egli ha lasciato esterrefatto l’uditorio ebraico quando ha affermato che il crescente antisemitismo in Europa è la diretta conseguenza della politica di Israele e Stati Uniti. Ha continuato dicendo che lui stesso non si sente al sicuro, giacché il nuovo antisemitismo insiste, in maniera martellante, sul fatto che gli ebrei dominano il mondo.

Questa palese ammissione – fatta peraltro dinnanzi ad un pubblico ebreo – è stato sentita come un oltraggio dalle più importanti organizzazioni giudaiche (sarebbe poi trapelato che Soros era comunque già caduto in disgrazia, in quanto reo di non aver fatto cospicue donazioni ad importanti organizzazioni ebree). Credeteci o no: quando tra ebrei uno dice ad un altro che sono almeno in parte da biasimare per la disapprovazione che il loro agire ingenera, allora gli altri simili spesso lo etichettano come "antisemita" o addirittura come "nazista", quantunque ben sappiano che egli è uno di loro.

Perciò non ci si meravigli se gli ebrei spesso esagerano. Non possono evitare che la goccia faccia traboccare il vaso. Le loro menti sono chiuse verso qualsiasi critica o avvertimento, anche se proveniente dal loro interno.

Più lieve è stata l’offesa confezionata da un architetto ebreo di New York nel suo discorso al gruppo di ebrei coinvolti nell’infame monumento in memoria dell’olocausto di Berlino: discutendo circa la controversia sul coinvolgimento di una ditta tedesca che aveva avuto delle commesse relative a forniture nei "campi di concentramento", il suo dentista gli ha chiesto se l’oro utilizzato per produrre gli spray antigraffiti provenisse dalle otturazioni dentali degli ebrei uccisi nelle camere a gas di Auschwitz. Si sono levate alte proteste volte ad ottenere le sue dimissioni. Naturalmente, si è scusato.

Ma … chissà? Forse il dentista voleva solo essere certo del fatto che lo spray antigraffiti è davvero kosher!

Lettere al direttore

Persecuzione nel Regno Unito

Sei camerati, ritenuti dai servizi segreti inglesi come probabili capi della Stormer/RVF ("Forza volontaria per la razza"), sono stati incriminati dall’Ufficio Indagini della Corona per il reato di "produzione e distribuzione di materiale di istigazione al razzismo" e altro. Le loro abitazioni sono state perquisite varie volte la scorsa primavera dalla squadra anti-terrorismo "SO19" e dalla sezione anti-terrorismo scozzese "SO13". Rischiano fino a quattro anni di reclusione. – Europa

Richiesta dalla Lettonia

Sono di Riga, in Lettonia. Ho trovato il vostro indirizzo su un giornale patriottico lettone, che nel frattempo è stato chiuso e confiscato dal sistema plutocratico. Sono interessato a libri e al vostro giornale "The New Order". Potere Bianco! – Lettonia

La gratitudine di un italo-americano

Desidero ringraziare pubblicamente il camerata Schaerffenberg per i suoi eccellenti articoli sulla seconda guerra mondiale. Da italo-americano, sono cresciuto sentendo sempre schernire l’esercito italiano. Per me è stata una vera rivelazione scoprire che invece l’Italia eccelse in alcuni ambiti militari. Esempi sono rappresentati dalle élite navali delle unità "x-mas", dalle truppe di montagna e dall’aviazione. Heil Hitler! – New Jersey

Repressione in Australia

Il popolo australiano ha sempre creduto in una nazione razzialmente e culturalmente europea che abbia in mano le redini dell’economia, del commercio, dell’agricultura e del destino dell’Australia. Non vi è mai stato, da parte degli australiani, alcun referendum o plebiscito legalmente vincolante volto a permettere una massiccia immigrazione non-europea che minacci la nostra natura razziale. Parimenti, il popolo australiano non approva che interessi stranieri arrivino a dominare la nostra economia e la nostra vita politica.

In effetti, secondo lo spirito della Costituzione australiana – Sezione 51 (26) – si dispone che l’Australia debba rimanere europea dal punto di vista razziale e culturale. Questo è ciò che dice l’autentica legge australiana!

Ciononostante, le agenzie governative australiane oggi appoggiano comportamenti "politicamente corretti" e politiche che mettono in pericolo la sopravvivenza dell’Australia Bianca. Si servono del sinistro Atto ASIO, delle Leggi sulla Diffamazione Razziale e sulla Discriminazione per zittire coloro che si oppongono al multiculturalismo, all’asianizzazione, alla globalizzazione, al disarmo della cittadinanza, alla privatizzazione e alle guerre immorali. – Unione dei lavoratori nazionalisti australiani, PO Box 332, Gosnells WA 6110, Australia

Il più grande regalo di Dio all’Umanità

Sono un trentenne, italiano e nazionalsocialista. Questa mia lettera è il risultato di molti anni di studio e di osservazione su questo nostro mondo malato. Potrei scrivere centinaia di pagine circa la mia ammirazione per il più grande uomo che Dio ha donato all’umanità: Adolf Hitler!

Dopo aver condotto delle ricerche sull’odierno nazionalsocialismo, sono orgoglioso e onorato di far parte del NSDAP/AO! La mia vita appartiene al Führer! Heil Hitler! – Italia

Buone notizie dal Belgio

I media riportano che "i casi di violenza antisemita in Belgio sono aumentati di dieci volte dal 2000 a oggi". Lunga vita alle Fiandre! – Belgio

Grande dibattito, semplice soluzione

Vi sono continue discussioni e commenti su antisemitismo e antisionismo, da parte di importanti personalità o anche solo dall’uomo della strada. Subito tutti i politici si insinuano tra le ombre dell’ebreo. Sarebbe invece semplicissimo far sparire dalla faccia della terra tali comportamenti e commenti: se non vi fossero ebrei, l’"antisemitismo" non avrebbe ragione di esistere! Sieg Heil! – Germany

Attivismo in Polonia

L’articolo allegato, preso da un quotidiano polacco, parla della nostra azione propagandistica. Abbiamo stampato volantini della NSDAP/AO e li abbiamo lanciati dall’automobile mentre percorravamo l’autostrada. Le autorità sono state costrette a fermare il traffico al fine di rimuoverli! Heil Hitler! – Polonia

Listino Prezzi

NSDAP/AO: PO Box 6414, Lincoln, NE 68506 USA www.nazi-lauck-nsdapao.com

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